GLI UOMINI E LE DONNE

La scuola della pelle, una trasmissione di valori e di saperi

Ogni anno, per il polo della pelle, Hermès assume più di 200 artigiani e in questo modo ha la possibilità di scoprire talenti provenienti da varie formazioni professionali. Era quindi necessario immaginare percorsi formativi che non fossero scolastici, ma che riuscissero a portare tutti ad ottenere un diploma.
Come produrre guanti, borse o ancora selle quando si è appreso un altro mestiere? Da Hermès, ciò è possibile anche grazie alla scuola della pelle. Una scuola senza edificio, piuttosto un metodo, come quelli che si possono ritrovare nella storia della pittura, basata su un’idea di trasmissione sostenibile di valori e saperi comuni. Dal 2011, alla luce della crescente richiesta di pelletteria, Hermès deve aumentare le proprie capacità produttive. È ormai necessario formare adulti che, in nove casi su dieci, non hanno alcun tipo di esperienza nei mestieri della pelle.
Allora, si punta a innovare e utilizzare i cinque sensi. Prima di qualsiasi esercizio pratico, gli artigiani in stage osservano degli attrezzi, una postura, un gesto. Riflettono e giocano. È chiudendo gli occhi che si scoprirà ad esempio il perlage, l’operazione di incastonatura che conferisce a un chiodo tagliato un aspetto piacevolmente tondeggiante, come quello di una perla. La musica dell’artigiano che applica la tecnica del perlage sulla piastra della cinghia di una borsa, la regolarità e l’intensità in base alla forza esercitata sull’attrezzo, racconteranno molto più di tante spiegazioni. Tuttavia, la realizzazione di questi oggetti straordinari non è l'unica ambizione. In collaborazione con licei e scuole, una cinquantina di formatori si propone di affiancare gli artigiani fino al diploma.

Perlinare

Perlinare è un gesto che consiste nel dotare uno stesso chiodo di due teste. O meglio, nel dare alla punta tagliata di un chiodo lo stesso aspetto bombato – a forma di perla – della sua testa. Ma dove stanno i chiodi in una borsa? Nelle placche di una cinghia, nei perni, nei ponticelli: pezzi metallici fissati ai quattro angoli, e da entrambe le parti, a una striscia di cuoio. Per fare questo, l’artigiano ha bisogno di un tassello di ferro, di un martelletto e di un perlinatore, una specie di matita, scanalata per facilitare la presa, con il puntale incavato, simile a una penna, ma senza la sfera. Quindi, posa la placca di metallo con i suoi chiodi, puntati verso l’alto, sul tassello. Con la pinza, taglia i chiodi all’altezza desiderata (lo spessore di un sacchetto di plastica, che protegge senza lasciare tracce). L’operazione innesca una sorta di balletto delle due mani. Il perlinatore gira delicatamente ma saldamente in una di esse: deve smussare, non schiacciare. L’altra mano somministra dei piccoli colpi di martello sulla testa del perlinatore, fino a ottenere la rotondità voluta. Ricordi… da bambini imparavamo a coordinare i movimenti strofinandoci la pancia e battendoci la testa, al tempo stesso. Ma qui non si scherza: alla minima abrasione, la placca è inutilizzabile, pronta per essere scartata. Il risultato di questi colpi è una capocchia, denominata bouterolle. Si direbbe il nome di un funghetto, di un passerotto, di un’erba magica. Ogni artigiano perlina con le proprie mani. E dai suoi gesti scaturiscono queste perle rare. 

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